IL NOSTRO MANIFESTO, I DIRITTI DELLE BARACCOPOLI

AZIONI CONCRETE, NON SOLO PAROLE!

I diritti elementari in uno slum africano non solo sono negati o calpestati, ma la speranza di ottenerli è solo un miraggio. In Africa centinaia di milioni di persone vivono in slum, baraccopoli o in zone rurali dove i diritti, specie per le donne, sono completamente negati. Se il diritto all’eguaglianza, oppure alla giustizia o alla salute e alle cure mediche sono alcuni dei diritti fondamentali dell’uomo ormai raggiunti in Occidente, in Africa suonano come parole prive di significato e senza valore.
Le Nazioni Unite hanno stilato 17 obiettivi di sviluppo sostenibile da raggiungere entro il 2030: fine della povertà, riduzione delle disuguaglianze, stop alla fame, buona nutrizione, accesso all’acqua, buone strutture igienico-sanitarie, educazione, emancipazione delle donne e delle ragazze. Il tentativo è giusto. Il raggiungimento quasi impossibile.

Noi di Alice for Children viviamo da 14 anni negli slum di Nairobi offrendo educazione, con due scuole primarie di circa 2500 bambini. Conosciamo i bambini uno per uno, le loro famiglie, i loro comportamenti e vediamo scorrere la loro vita insieme alla nostra, ne comprendiamo il presente, ne prevediamo il futuro. Non possiamo pensare, per la nostra esperienza sul campo, che lo scenario cambi di molto nei prossimi 10 anni. Quasi nulla è cambiato nei 14 anni precedenti. E questo ci sconforta. E per di più, come tutte le previsioni indicano, gli slum non tenderanno a ridursi, ma anzi si stanno ingrandendo e popolando sempre di più, con uno stile di vita e qualità dei servizi che non migliorano: guadagni intorno al dollaro al giorno per persona, case di lamiera o peggio, nessun sistema igienico o servizi igienici, sanità inesistente, donne maltrattate, bambini e bambine abusati e picchiati.
Solo la scuola resiste e comincia pian piano a educare le nuove generazioni, permettendo ai ragazzi di capire ed immaginare il futuro, ma il processo è lungo. La nostra esperienza ci dice che i più dotati- pochissimi- scappano dagli slum, gli altri si adeguano e rimangono a vivere vite misere e senza speranza. Questi sono gli slum di Nairobi dove operiamo. Questi sono gli slum africani. L’articolo può essere breve o lungo, un’introduzione personale alla tua vita o una dichiarazione d’intenti tipica da blog, un manifesto per il futuro o un semplice schema dei tipi di cose che speri di pubblicare.
Allora ci siamo domandati cosa potessimo fare e come lo avremmo potuto fare. E abbiamo deciso di dare vita a una campagna per i diritti dello slum, chiedendo aiuto e convertendolo in servizi pratici per le persone che ne beneficeranno. Vogliamo essere concreti.

Giusta la denuncia, ma un aiuto concreto è mille volte meglio!

Anche perché non abbiamo la dimensione per essere ascoltati mentre denunciamo i diritti negati in Africa. Non ci riescono i governi dei geo-poli mondiali, non ci riesce l’ONU, non vogliono sentirne parlare i governi locali, non si impegnano a sufficienza neanche le chiese. Non possiamo pensare di riuscirci noi. Sarebbe velleità!
Noi possiamo invece rappresentarli e narrarli per far capire come i diritti negati incidano sullo sviluppo della vita di una baraccopoli, possiamo far comprendere le difficoltà della loro vita enumerando ed elencando con foto e video la testimonianza e la realtà dei diritti calpestati.

Possiamo documentare creando conoscenza ed empatia!

E chiedere aiuti concreti, che tramuteremo in oggetti che miglioreranno davvero la loro vita.
Un esempio per spiegare meglio questo concetto: le bambine- sembra assurdo, ma è così- non hanno alcun assorbente per il loro periodo mestruale, non sanno come fare e perdono giorni e giorni di scuola. E questo viola una serie di diritti: alla salute, all’uguaglianza e non discriminazione, all’istruzione visto che durante il ciclo non possono andare a scuola.
Acquistare e distribuire gli assorbenti sarà il nostro compito. Più sostegno riceveremo, più ne distribuiremo accompagnando il tutto con le spiegazioni di rito e con un consultorio per le problematiche più gravi. Insomma, aiutare concretamente a far rispettare i loro diritti.

E poi lavoreremo sugli abusi di bambine e bambine, sulle bambine madri che non sanno come essere mamme, contro il lavoro minorile, per una pianificazione familiare delle mamme, contro la violenza alle donne, sull’adeguamento delle case ai requisiti minimi dell’igiene, alla costruzione di latrine, ai nuovi arrivi negli slum a causa della siccità – i famosi migranti ecologici- e infine allo sviluppo del lavoro tramite microcredito e altri strumenti innovativi e tecnologici.
Tutto tramite concretezza che crei impatto e dia risultati tracciabili e controllabili.
Insomma, tradurremo il diritto negato in una soluzione che contribuisca ad alleviare o-speriamo- a cancellare ogni violazione.

Il nostro manifesto è un atto pratico!

Non disdegniamo le parole che devono essere scritte e usate e che spesso sono più dure delle pietre, ma gli atti concreti danno la misura subito del risultato e dell’impatto sociale. E noi vogliamo per noi e per i donatori misurarlo e darne conto. Questa sarà la nostra risposta ai diritti negati.
Se potete, cercate di seguire il nostro lavoro e condividere il nostro impegno.

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